HTTPS: cosa è e perché serve per il posizionamento di un sito

24 gennaio 2017 in Marketing, Visibilità online

Anno nuovo, nuove regole di posizionamento. Con l’arrivo del 2017 Google ha infatti deciso di aggiornare ulteriormente il suo algoritmo e di premiare i siti che offrono una navigazione in https. Ecco quindi di cosa si tratta e come può aiutare a migliorare la visibilità della propria attività on line.
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Perché spendo tanto su Adwords? 5 errori comuni tra chi non ottimizza le campagne

20 settembre 2016 in Visibilità online

Molto spesso arrivano da me clienti che, dopo anni di campagne Adwords andate male, sono restii ad investire ancora in questo tipo di pubblicità nonché nel marketing on line in generale. In realtà, però, il problema non è quasi mai dato dal sistema Adwords in sé, bensì da come è stata impostata la campagna in generale, con la conseguenza che, non essendo ottimizzata, non porta risultati e prosciuga letteralmente il credito aziendale.

Ecco quindi 5 errori comuni tra chi si affida ad Adwords senza cognizione di causa ma che, con l’aiuto di qualcuno esperto, si possono facilmente evitare.

 

1-Aggiungere tutte le parole chiave possibili ed immaginabili

Il sistema Google capisce il tuo business di riferimento e, con lo strumento per le parole chiave, cerca di aiutarti suggerendoti ogni giorno keyword che potrebbero essere interessanti per te. Attenzione però ad aggiungerle tutte senza controllarle: a volte, infatti, capita che tra le parole chiave suggerite ce ne siano alcune che non solo non ti interessano, ma addirittura risultano controproducenti. Qualche esempio? Ho seguito una campagna Adwords per uno studio di architettura che tra le sue keyword aveva “architetto stage”, “offerte lavoro architetto”, “architetto cercarsi”… ovvio che la keyword architetto era corretta, ma investire in Adwords per cercare uno stagista/collaboratore non era esattamente l’obiettivo dello studio mio cliente.

Il consiglio in più: utilizza la funzione “corrispondenza inversa” e seleziona attentamente solo le parole chiave che il tuo cliente tipo potrebbe utilizzare, non tutte quelle che, in un modo o nell’altro, possono essere ricondotte al tuo business.

 

2-Scrivere un solo annuncio per ogni prodotto

Se gestisci un e-commerce, un negozio o una società che offre un’ampia gamma di prodotti o servizi, fai attenzione ai tuoi annunci. Pubblicare un solo annuncio Adwords che promuova la tua azienda in toto non è l’idea migliore. Prova invece a differenziare annunci e gruppi di annunci per poter segmentare al meglio la tua offerta e intercettare i clienti che cercano un preciso prodotto on-line. Ad esempio, se hai una panetteria, meglio creare un annuncio per le brioches, uno per il pane e uno per gli snack salati, piuttosto che ricondurre tutti i tuoi click all’annuncio “Ottima panetteria in centro: brioches, pane e snack di qualità – Clicca qui”
 

Ottimizzare campagna Adwords3-Collegare la campagna alla homepage

Per lo stesso motivo per cui un solo annuncio Adwords è controproducente, anche collegare l’intera campagna alla home page non porta molti risultati. Prima di investire in Adwords, quindi, struttura al meglio il tuo sito, dedica tempo alla creazione di contenuti di qualità e crea una pagina ad ogni prodotto/servizio che vuoi pubblicizzare, o meglio ancora landing page dedicate, ma sopratutto fai in modo che ad ogni annuncio specifico corrisponda una pagina specifica che parla solo del prodotto promosso nell’annuncio stesso. In questo modo aumenteranno le tue conversioni e avrai più probabilità che i visitatori delle tue pagine si trasformino in clienti.
 

4-Non controllare i risultati

Un altro errore piuttosto comune è quello di non controllare i risultati. Per essere davvero fruttuosa, infatti, una campagna Adwords deve essere monitorata, affinché in ogni istante tu possa capire quali parole e gruppi di annunci funzionano e quali no, come stai spendendo il tuo budget, cosa va tolto e cosa migliorato,… solo così il tuo investimento non sarà buttato al vento e potrà dare i suoi frutti.
 

5-Non migliorare la campagna di giorno in giorno

Oltre ad essere controllata, una campagna Adwords necessita di essere ottimizzata. Si tratta di un lavoro certosino e costante, che, una volta monitorato l’andamento degli annunci, prevede la loro modifica in itinere affinché le parole chiave siano sempre più precise, gli annunci sempre più mirati, il budget controllato, le pagine dove atterrano le campagne migliorate di giorno in giorno…

 

Sebbene sia relativamente semplice da usare, sfruttare bene Adwords non è così semplice, per questo campagne poco curate portano poco risultati e fanno perdere la fiducia nel marketing on line. Affidarsi ad un consulente professionista è quindi spesso la via migliore per ottenere una pubblicità che funzioni, con un investimento ridotto ma con risultati che non tarderanno ad arrivare.
 

Utilizzi Adwords spendendo tanto e con pochi risultati?

Chiamami al 320 17 95 789 e cercheremo di capire insieme come migliorare la tua campagna!

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Spider, robots e altri insetti…

5 novembre 2015 in Visibilità online

Quando si parla di SEO, vengono spesso citati gli “spider”, ovvero i ragni dei motori di ricerca, quelli che i programmatori amanti dei tecnicismi chiamano “robots” o “crawler”, ma che per chi commissiona un sito web restano tutt’ora un mistero. Ecco quindi qualche delucidazione per addentrarsi nel grande mondo degli aracnidi da SEO.

ATTENZIONE: Questo articolo non è adatto agli aracnofobici che non vogliono promuovere la propria azienda sul web

Cosa sono gli spider?

Gli spider dei motori di ricerca altro non sono che software automatici che viaggiano sul web. Proprio come i ragni sono piccoli, si muovono velocemente andando alla scoperta degli angoli più sperduti di internet e, con i loro otto occhi, riescono a leggere tutto quello che è scritto sulle pagine online.

Una volta tornati nelle loro tane, al sicuro dentro Google e gli altri motori di ricerca, hanno poi il compito di organizzare le informazioni che hanno raccolto, per creare un’enorme biblioteca che indicizza tutte le pagine web per argomento e per importanza.

Proprio per la loro capacità di indicizzare le pagine, vengono quindi chiamati anche indicizzatori automatici, automatic indexer o, simpaticamente, Ant, cioè formiche.

Bisogna fare attenzione agli spider?

Web crawler
Assolutamente sì, quando si crea un sito web bisogna fare molta attenzione agli spider, ma ciò non significa che siano pericolosi, anzi.

Fare attenzione agli spider significa creare pagine web con contenuti originali, ben strutturate, con metatag univoci, affinché questi piccoli insetti riescano ad orientarsi meglio sul nostro sito, riportino nelle loro tane informazioni precise sul prodotto o servizio che proponiamo e lo presentino al meglio quando chi naviga on line andrà da loro a chiedere informazioni a riguardo.

Insomma, fare attenzione agli spider non vuole dire schivarli, ma nutrirli: nutrirli di informazioni utili e complete, chiare e precise. Solo così le loro biblioteche si riempiranno di contenuti e la nostra attività potrà avere la visibilità che si merita anche online.

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Cosa sono gli URL parlanti e come possono aiutarti ad aumentare la tua visibilità

15 ottobre 2015 in Visibilità online

Nel post della scorsa settimana vi ho parlato degli URL, soffermandomi quasi esclusivamente sull’URL più principale: il nome del dominio. Oggi voglio approfondire questo tema che mi sta molto a cuore, entrando nello specifico degli URL delle singole pagine per capire come questi possano aiutare ad aumentare la visibilità di un sito web.

Oltre all’home page del sito web che in genere si raggiunge scrivendo nella banda di navigazione il nome del dominio, ogni altra pagina web ha un URL, cioè un indirizzo univoco. Spesso quando navighiamo non ci facciamo molto caso, in quanto cliccando all’interno delle pagine veniamo indirizzati su altri URL che appaiono in automatico nella nostra banda di navigazione, ma volendo potremmo metterci a scrivere tutti gli URL specifici delle pagine che vorremmo vedere e riusciremmo lo stesso a raggiungere i contenuti che cerchiamo.

Per arrivare su questo articolo, ad esempio, si può digitare solamente l’URL del dominio Dillosulweb, www.dillosulweb.it per intenderci, e da lì navigare passando dalla pagina blog alla pagina specifica dell’articolo, oppure inserire direttamente l’URL https://www.dillosulweb.it/importanza-url/ nella banda di navigazione, operazione però più complessa che non tutti hanno voglia di fare.

URL Parlanti - Dillosulweb

Perchè bisognerebbe creare URL parlanti per ogni pagina?

Come per il dominio, anche gli URL dovrebbero essere facili da memorizzare per aiutare gli utenti ad arrivare più facilmente sulle pagine. Se per il dominio, l’URL per eccellenza, dedichiamo molta attenzione alla sua scelta affinché sia facile da ricordare, però, questo non accade con gli URL delle singole pagine che, poichè nessuno ci fa caso, vengono spesso trascurati, diventando elenchi di cifre e numeri indecifrabili.

È vero, quasi nessuno si mette a scrivere URL chilometrici per raggiungere le pagine, ma come la mettiamo con i motori di ricerca?

Gli spider basano tutto il loro lavoro su URL e contenuti, per cui, meno fatica gli spider faranno a leggere gli URL e capire di cosa parla la nostra pagina, più possibilità avremo che mostrino le pagine a chi cerca in Google un fornitore come noi.
Scrivere URL parlanti è quindi fondamentale per per velocizzare il lavoro degli spider ed aumentare così la visibilità del nostro sito.Provate ad usare un URL come www.miosito.it/imieiservizi invece di www.miosito.it/124%&?ghr4 e verificate di persona come un’operazione così semplice possa migliorare il vostro posizionamento.

P.S. Cosa sono gli spider? Dei ragni, ovvio: Halloween si avvicina e sono certa che verranno su questo blog per presentarsi 🙂

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Come scegliere l’indirizzo del proprio sito web

5 ottobre 2015 in Visibilità online

Questo articolo è dedicato a tutti coloro che, con l’arrivo dell’autunno, hanno deciso di investire nel marketing on-line creando un sito web, e si trovano a dover affrontare il primo grande dilemma della comunicazione 2.0: che nome dare al proprio sito internet. Ecco quindi qualche dritta per capire cosa è un URL e come scegliere il nome giusto per il proprio dominio.

Cosa è un URL?

L’URL, l’Uniform Resource Locator, è l’indirizzo di ogni pagina di un sito web. Esattamente come un indirizzo fisico, l’URL identifica in modo univoco lo spazio in cui si trovano le pagine di un sito internet e permette a chi naviga di raggiungerle in modo veloce e senza intoppi. Ogni URL infatti corrisponde ad una sola pagina e, quando viene digitato nella banda di navigazione, mostra esattamente i contenuti presenti a quell’indirizzo, senza margine di ambiguità.

A differenza di un indirizzo fisico, però, l’URL può essere scelto. Questa è una grande conquista per il marketing in quanto permette di decidere a priori il proprio indirizzo senza che esso venga assegnato in modo arbitrario, e non va sprecata. Per questo è importante dedicare tempo e cura alla scelta dei propri URL e del proprio indirizzo web al fine di ottenere più facilmente i risultati che ci si è fissati.

Scegliere URL - Dillosulweb

Qualche dritta per scegliere l’URL giusto*

1- La lunghezza

La prima cosa da valutare quando si sceglie il proprio URL è la lunghezza. Spesso infatti le aziende scelgono di usare come indirizzo web la propria ragione sociale, scelta che può avere un suo perché, ma se la ragione sociale in questione è “Azienda agricola e agroalimentare Pasquale Salvatore Maria Di Giovanni & Figli Snc” forse un indirizzo web come www.aziendaagricolaeagroalimentarepasqualesalvatoremariadigiovanniefiglisnc.it non è la scelta più appropriata perchè la possibilità di sbagliare nel digitare un indirizzo così complesso è alta, e si rischia di non essere trovati solo per qualche errore di battitura.

2- La facilità di memorizzazione

Un altro parametro da valutare per la scelta di un URL è la facilità di memorizzazione dell’indirizzo. Oggigiorno, infatti, è più facile ricordare un indirizzo corto e significativo, piuttosto che un indirizzo che corrisponde esattamente alla ragione sociale ma che è difficile da memorizzare. Il fantomatico sig. Di Giovanni potrebbe infatti scegliere l’URL www.digiovanni.it e rendere la vita più facile a tutti gli utenti del web, che riusciranno a trovare il suo sito più velocemente.

3- Gli URL parlanti

Altra opzione che si può valutare quando si sceglie il proprio indirizzo web è l’utilizzo di un URL parlante, cosidetto perchè parla agli utenti e gli spiega già nell’indirizzo il business di cui trattano le pagine web in questione. Un esempio? www. agroalimentari .it. In questo caso il sig. Pasuqale Salvatore Maria rinuncerebbe ad avere il suo nome nell’indirizzo, ma spiegherebbe subito cosa vende, e aumenterebbe le possibilità di essere trovato non solo dai suoi clienti che lo conoscono, ma anche tutti coloro che cercano un venditore di agroalimenti online.

Per la scelta di un URL che funzioni e che aiuti un sito web ad essere trovato, quindi, serve che l’indirizzo spieghi di cosa tratta il sito, che sia corto e che sia facile da memorizzare. E se ancora non siete convinti di aver scelto l’indirizzo giusto, potete sempre contattarci senza impegno e chiedere l’aiuto di un esperto in usability come Dillosulweb.

 

* Piccola nota: in questo articolo abbiamo introdotto gli URL, anche se ci siamo soffermati soprattutto sul nome del dominio. Nei prossimi post parleremo invece degli URL delle singole pagine 🙂

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Siti responsive, la nuova frontiera del SEO

30 luglio 2015 in Visibilità online

Se fino a qualche mese fa l’avere un sito responsive, cioè facilmente fruibile anche da tablet e smartphone, era un surplus dovuto alla voglia di presentarsi al meglio ai propri potenziali clienti, ma che non influiva minimamente sul posizionamento del proprio sito, ora essere responsive è una conditio sine qua non per essere su Google. L’algoritmo di Google, infatti, ha iniziato a verificare uno ad uno i siti presenti nei suoi risultati di ricerca, penalizzando quelli che non sono mobile friendly, con la conseguenza che l’attività proposta da un sito non responsive difficilmente verrà trovata dai potenziali clienti che compiono ricerche per trovare prodotti e servizi.

Alla luce di questo, ai proprietari di pagine web è stato quindi suggerito di aggiornare il proprio sito, ma

cosa significa avere un “sito responsive”?

Un sito responsive è, come già anticipato, un sito che può essere navigato facilmente da tablet e smartphone. Avere un sito responsive significa quindi avere pagine web con grafica e contenuti capaci di adattarsi al dispositivo da cui l’utente li sta visionando, ridimensionandosi in automatico per facilitare la lettura.

In un sito non responsive per esempio, per poter leggere la presentazione di un prodotto bisognerà utilizzare lo zoom a più non posso, continuando poi a muoversi avanti e indietro con le frecce per non perdersi qualche parte. In un sito responsive, invece, i paragrafi verranno automaticamente incolonnati, mantenendo un carattere di una dimensione tale che si possa leggere senza usare lo zoom e adattando anche le immagini perché si possano vedere senza bisogno di una lente di ingrandimento.

Anche il menu, quasi sempre presente per esteso sui siti visionati dai pc, nelle versioni responsive viene messo in colonna e reso accessibile tramite tre piccole linee che, all’occorrenza, si apriranno, mostrando un menu a tendina più facile da scorrere e da cliccare.

Sito responsivePosso trasformare il mio sito in responsive?

Si, un sito non responsive può essere aggiornato affinché la versione per gli schermi dei computer resti identica a quella attuale, mentre su tablet e smartphone possa presentare una versione mobile friendly. In questo caso il lavoro di aggiornamento è un lavoro prettamente tecnico ma, anche se fatto nel migliore dei modi, potrebbe creare dei piccoli problemi. Se il proprio sito ha già qualche anno, invece, è molto meglio dargli una bella rinfrescata, creandone uno nuovo, con una grafica rinnovata, contenuti studiati e responsive.

Come posso verificare se il mio sito è responsive?

Per verificare se il proprio sito è responsive basta chiede a Google!
Mobile friendly test
Google ha infatti creato una pagina di test proprio per verificare la struttura del proprio sito e scoprire in tempo reale se è responsive oppure no. Basta inserire il nome del sito che si vuole verificare e in quattro e quattr’otto si scopre se il sito in questione viene penalizzato nel posizionamento oppure no. Da qui si può poi partire per un’attività di SEO più mirata che parta dalla creazione di una versione responsive e dall’aggiornamento dei contenuti per riuscire a raggiungere le prime posizioni e farsi trovare così da nuovi clienti.

Per visitare la pagina Google dedicata al “Mobile-friendly test” clicca qui.

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Adwords spiegata a mio figlio

22 luglio 2015 in Visibilità online

Secondo un recente articolo di Zeusnews ai colloqui per poter entrare a far parte del team Google a Mountain View, in California, ci si può aspettare di tutto, anche di dover spiegare Adwords ad un bambino di sette anni.

Sebbene non abbia mai inviato la mia candidatura ai responsabili risorse umane di Google, ed quindi è molto improbabile che debba rispondere a questa domanda, in un delirio dovuto al caldo di questi giorni mi sono ritrovata a guardare mio figlio dritto negli occhi e digli

“Bene, Lucio, ora ti spiego cosa è Adwords!”

Mio figlio in realtà ha 7 mesi e non 7 anni, ma in mancanza di bimbi più grandi nelle vicinanze, ed essendo pienamente convinta che ben presto Lucio, da bravo nativo digitale, capirà molto più di me in fatto di SEO e ottimizzazione, ho provato a spiegare il payperclick proprio a lui. Ecco cosa ne è uscito:

Mamma: “… Adwords è un sistema di pubblicità su internet con il quale l’azienda sceglie le parole chiave che più la rappresentano e, quando una persona fa una ricerca su Google utilizzando le keyword che l’azienda ha scelto, il suo annuncio viene mostrato tra i primi risultati. In questo modo chi fa ricerche on line vede solo annunci che gli possono interessare e le aziende pagano di meno per farsi pubblicità.”

Faccia perplessa di un business baby che sta a significare “e quanto costerebbe questa pubblicità ad un’azienda?”

Mamma: “Dipende. E’ l’azienda che decide quanto pagare: lei prepara un piccolo salvadanaio con i suoi risparmi, dice a Google per quali parole chiave vorrebbe apparire e Google conta quante volte può mostrare il suo annuncio. Una volta finiti i risparmi nel salvadanaio, gli annunci non si vedono più e l’azienda non deve spendere altri soldini se non vuole più fare pubblicità.

Adwords spiegata a mio figlioSebbene Adwords sia un sistema a pagamento, poi, funziona sulla base di un’asta che oltre a valutare quanto l’azienda mette nel suo salvadanaio, valuta anche come è il suo sito internet. Se il sito web già di suo è ben fatto, ha dei buoni contenuti relativi alla keyword che ha scelto ed è ben strutturato, Google chiederà all’azienda pochi centesimi per poter apparire tra i primi risultati e mostrerà più volte il suo annuncio. Se invece l’azienda sceglie parole chiave che si allontanano dal business presentato sul sito o ha delle pagine web un po’ antiquate, Google le chiederà di pagare di più perché penserà che il suo sito non corrisponde appieno alle ricerche delle persone, per questo a volte i soldi che le aziende mettono nel salvadanaio non sono abbastanza. È come se tu dovessi pagare poco per pubblicizzare la vendita della tua macchinina, perché Google sa che sei un bambino e la macchina è qualcosa di tuo, mentre ti farà pagare di più se vuoi vendere un ferro da stiro, perché molto probabilmente è della mamma e tu non dovresti fare pubblicità per venderlo. Se l’azienda è capace di chiedere solo una pubblicità che corrisponde all’attività e ai prodotti presentati nel suo sito, allora pagherà poco, se invece sceglie parole a caso, Google la penalizzerà.”

Lucio: “Awa nghe nghe bu bu!” – TRD. E le altre pubblicità Adwords che invece vedo sugli altri siti senza cercare parole su Google?

Mamma: “ Il sistema Adwords si divide in rete di ricerca e rete display. Quella che ti ho appena spiegato è la rete di ricerca che si basa sulle parole chiave cercate dalle persone direttamente su Google. Quella che invece vedi su altri siti è la pubblicità Display. In questo caso devi scegliere quali siti potrebbero interessare ai tuoi clienti e decidere di mostrare la tua pubblicità solo su quelli. È come se chi vende macchinine decide di fare pubblicità anche nel negozio di caramelle, perché chi mangia caramelle potrebbe essere un bimbo a cui piacciono anche le macchinine, ma non nel negozio di ferri da stiro, perché chi usa un ferro da stiro difficilmente gioca anche con le macchinine. La rete Display poi è bellissima perché oltre a mettere degli annunci fatti con le parole, ti permette di mettere anche dei video e delle immagini, così quello che vuoi vendere viene presentato in modo più colorato, ed attira l’attenzione perché è più bello da vedere!”

Lucio resta a bocca aperta, con tanto di goccia di saliva che scende sulla sua bavaglia di Dumbo. Mi guarda ancora un attimo poi sorride con i suoi incisivi inferiori bene in mostra.

Che sia stata così esaustiva che ha capito anche lui come funziona il payperclick?

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Banda Cookies si, banda cookies no, ma in pratica di cosa si tratta?

15 luglio 2015 in Visibilità online

Dal 02 giugno 2015 è diventata legge la normativa secondo la quale tutti i siti web all’interno della Comunità Europea sono obbligati ad avvertire l’utente dell’eventuale utilizzo dei cookies. A distanza di sei settimane, però, diverse aziende e privati che hanno uno spazio on line non si sono adeguate e, anche tra chi ha inserito una banda cookies nel proprio sito, molti non hanno idea di cosa sia e di perché siano stati obbligati ad inserirla. Ecco quindi qualche delucidazione.

Lo vuoi un biscottino?

I cookies, letteralmente “biscotti”, sono delle “briciole” che i siti web lasciano sul dispositivo, più precisamente nel browser, di chi li visita. Grazie a questi cookies i siti possono riconoscere gli utenti che sono già passati sulle loro pagine e aiutarli ad avere un’esperienza di visita più personalizzata, ad esempio aiutandoli nei processi di autenticazione, ma anche tracciando i loro comportamenti nel sito e, nel caso degli e-commerce, vedere nello specifico quali prodotti hanno già visualizzato per mostrarne altri che possano incontrare più facilmente i loro gusti.
Così facendo, però, i cookies permettono ai siti web di ottenere informazioni personali sui loro visitatori e, in un certo qual modo, ne violano la privacy durante la navigazione nel web. E’ per questo che l’Unione Europea, e in Italia il Garante per la Privacy, hanno deciso di creare una particolare normativa proprio a tutela dei dati sensibili di chi naviga on line.

Informativa cookies
Cosa prevede la normativa sui cookies?

La normativa sui cookies è di per se molto semplice: prevede, infatti, che il proprietario di un sito web, sia esso un’azienda o un cittadino privato che ad esempio ha un blog, informi gli utenti se utilizza cookies, specificando quali vengono usati e, nel caso in cui gli utenti non vogliano lasciare traccia della loro visita, spieghi loro in modo chiaro come eliminare eventuali “briciole di cookies” rimaste nel browser.

Il problema però nasce nel momento in cui il gestore stesso del sito non ha la minima idea di quali cookies utilizza. Qualche esempio? Molti siti vedono le statistiche di Analytics senza sapere che nella raccolta dei dati statistici entrano in gioco i cookies, e anche l’opzione stessa della banda per cookies che al secondo accesso ricorda quali utenti hanno dato il consenso all’utilizzo dei cookies e non mostra nuovamente il banner, utilizza un cookies.

Quali tipi di cookies esistono?

I cookies in cui ci si può imbattere on line sono un’infinità. Possono però essere divisi in due grandi gruppi, quelli di prima parte, cioè di proprietà del sito stesso, e di terze parti, cioè realizzati da aziende esterne.
In base alla loro funzione possono essere invece tecnici, utili cioè a permettere il corretto funzionamento dl sito, analitici, utilizzati solo a fini statistici, è il caso del servizio Analytics di Google, o di profilazione, che aiutano ad identificare l’utente tenendo in memoria informazioni come ad esempio username, password, ma anche indirizzo e carta di credito nel caso di e-commerce.

A cosa serve la banda cookies?

Attraverso la banda cookies, che deve essere visibile su ogni pagina del sito, il proprietario delle pagine avverte gli utenti che sta utilizzando dei cookies e chiede loro di accettarli per poter continuare nella navigazione. All’interno della banda deve poi essere presente un link ad una pagina di approfondimento, un “maggiori informazioni” che porta al testo della normativa estesa, dove si specificano quali cookies vengono utilizzati, se tecnici, analitici di profilazione, se di proprietà o di terze parti, e si spiega all’utente come eventualmente eliminarli nel caso in cui non si voglia che un sito lasci traccia sul proprio browser.

Come pulire le briciole?

I cookies sono presenti in una particolare cartella del proprio browser e per eliminarli basterà ripulire questa cartella seguendo le indicazioni presenti sull’informativa estesa in merito al browser che si sta utilizzando.

Un piccolo trucchetto per non avere cookies sul proprio dispositivo è poi essere quello di utilizzare la “navigazione in incognito”, in questo modo nessun sito potrà lasciare cookies e non resterà nessuna traccia della nostra navigazione. Così facendo, però, non tutti i siti potrebbero funzionare correttamente e potremmo ritrovarci a dover affrontare non pochi problemi nel caso in cui decidessimo di acquistare da un e-commerce o entrare in un’area riservata.

 

 

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