Perché i contenuti generati con l'AI si riconoscono subito e come costruirne di coerenti con la tua attività, partendo dai dati reali. 290f8ca5-38a3-4aab-b75a-a582bb504a59
Ester Mignani

I contenuti generati con l'AI si riconoscono a colpo d'occhio: frasi tutte uguali, niente tono di voce e informazioni che valgono per chiunque. Ecco perché succede e cosa cambia quando l'AI lavora su dati reali e sotto la tua supervisione.

L'AI è entrata nella comunicazione di piccole attività e professionisti offrendo velocità e contenuti che sembrano funzionare, almeno in superficie. C'è però un fenomeno che chi lavora con i contenuti vede da tempo e che ora sta iniziando a notare anche il tuo pubblico: i testi generati con l'AI si riconoscono subito e fanno perdere fiducia nei tuoi confronti.

Se apri una piattaforma social o due blog di settore, te ne accorgi subito. Basta leggere tre post consecutivi di attività diverse che usano lo stesso tool per notare strutture identiche, frasi che si ripetono, informazioni che potrebbero stare su qualsiasi vetrina. Ed è proprio questo il segnale di un contenuto non supervisionato, costruito su un modello pre-addestrato che non sa nulla della tua attività reale.

Vediamo insieme perché succede e cosa possiamo fare per riappropriarci della nostra comunicazione.

Il problema alla fonte: i tuoi dati

Quando apri un generatore di testi AI, come può essere Claude o chatGPT, e chiedi "scrivimi un post per il mio profilo Instagram", il modello non sa nulla di te. Non conosce la tua attività, il tuo metodo, il tuo tono, i tuoi clienti, le tue offerte reali. Sa solo quello che ha imparato da miliardi di testi generici scritti da altre persone che fanno il tuo stesso lavoro.

I GPT sono però progettati per accontentarti sempre, quindi cercano di generare comunque un contenuto con quello che hanno, cioè contenuti generici.

Il risultato è prevedibile: un testo che assomiglia a tutti gli altri testi simili prodotti con lo stesso strumento. Le frasi hanno la stessa lunghezza media, lo stesso ritmo, le stesse espressioni di transizione, la stessa chiusura. È il famoso "odore di AI", chiamato anche AI Slop, quella patina uniforme che chi legge percepisce come robotica anche senza saper spiegare il perché.

Cosa comporta questo per la tua attività?

Il testo non racconta niente di specifico su di te, quindi non crea connessione con chi legge e il contenuto potrebbe essere scambiato per quello di un competitor che usa lo stesso strumento per produrre contenuti.

Pubblicare così, però, non è comunicare, è riempire spazi vuoti che fanno allontanare il tuo pubblico piano piano.

L'automazione senza controllo rischia di costarti in qualità

La promessa più grande che fanno i sistemi di AI è la velocità nella produzione di contenuti. In pochi secondi hai un post pronto, un carosello, una newsletter, ma la velocità senza direzione produce solo tanto rumore.

Inoltre, i motori di ricerca e gli algoritmi dei social si stanno raffinando e premiano i contenuti che dimostrano esperienza diretta e informazioni verificabili, penalizzando i testi che sembrano riempitivi. E anche i lettori stanno diventando più selettivi e capaci di distinguere al volo chi scrive per davvero da chi delega a un modello senza metodo.

Il problema, quindi, è di posizionamento: chi pubblica contenuti AI senza supervisione sta costruendo un profilo che non lo rappresenta, e lo sta facendo con uno strumento che non conosce la sua attività, allontando piano piano il suo pubblico solo perché la sua comunicazione si basa su:

- Contenuti generici e intercambiabili

Un post che potresti pubblicare tu lo potrebbe pubblicare anche un tuo competitor senza cambiare una parola e senza differenziazione non riesci a creare un ponte comunicativo unico e solido con il tuo pubblico.

- Informazioni non verificate

Il modello AI può "inventare" dettagli, citare dati inesatti e costruire esempi plausibili ma che non vengono da un'esperienza reale. Se non li revisioni con attenzione, rischi di pubblicare informazioni scorrette che danneggiano la tua credibilità.

- Voce assente

L'AI scrive bene, ma scrive come un robot e non conosce il tuo modo di parlare, le tue espressioni ricorrenti, il registro che usi con i tuoi clienti. Se non la addestri e non correggi la bozza che ti crea, il risultato è un testo corretto dal punto di vista grammaticale, ma anonimo e incapace di creare riconoscibilità.

Un esempio concreto: le mail

Prendiamo le email di marketing, uno dei formati più usati dalle piccole attività per comunicare con i clienti e inviare offerte commerciali.

Prova a chiedere a un GPT generico, come chatGPT o Gemini, di scrivere un'email per promuovere il tuo servizio di consulenza o i tuoi prodotti.

Cosa ottieni?

Un testo con oggetto accattivante, introduzione gentile, elenco benefici, chiusura con call to action.

Struttura standard, tono neutro, frasi che funzionano per chiunque e che ti rendono uguale a tutti i tuoi concorrenti. Come farà un potenziale cliente a capire che tu sei il fornitore giusto per lui?

Ora prendi lo stesso servizio e, prima di scrivere un'email, fornisci al GPT dati reali sulla tua attività, come il problema specifico che risolvi, un risultato concreto ottenuto, una frase che usi sempre nelle tue consulenze.

L'email cambia completamente. E se a questo aggiungi una revisione finale, dove vai a togliere gli ultimi rimasugli di linguaggio robotico, il risultato è davvero tuo!

Human in the Loop: la differenza di metodo che segna il tuo successo

Nell'uso dell'AI c'è una cosa che è importante capire per sfruttarne le potenzialità senza cadere nella mediocrità.

Se vuoi usare l'AI nei tuoi contenuti, non devi scegliere tra il GPT e il fattore umano, ma integrarli e decidere in che ordine farli lavorare insieme.

L'approccio human in the loop parte da un assunto semplice: l'AI è uno strumento potente, ma la persona resta l'editore finale. I dati dell'attività entrano nel modello, l'AI genera bozze coerenti con quei dati, la persona legge, modifica, decide cosa pubblicare. L'automazione accelera la prima parte del lavoro, la supervisione umana garantisce la qualità del risultato.

Questa differenza di metodo è quella che separa un contenuto che ti somiglia da uno che potrebbe essere di chiunque e segna il successo della tua strategia.

Come costruire contenuti AI che funzionano

Se l'AI deve lavorare sui tuoi dati, non sul nulla e sei tu a dover fare il controllo finale, la domanda ora si sposta sul come costruire un flusso di lavoro che funziona.

Per prima cosa serve dare all'AI una conoscenza della tua attività, un file con dentro le informazioni chiave che ti rendono unico, come chi sei, cosa fai, per chi lavori, che tono usi, quali contenuti hai già pubblicato, quali risultati hai ottenuto. Più questa knowledge base è ricca e specifica, più i testi generati saranno coerenti con te.

Nella fase centrale del lavoro l'AI lavora in autonomia e genera contenuti, ma serve una revisione umana sistematica alla fine del processo. Ogni bozza va letta con attenzione, modificata dove serve e validata prima della pubblicazione: l'AI propone, la persona dispone.

Serve infine un metodo replicabile. Non basta un post scritto bene per caso. Serve un sistema che renda il lavoro più comprensibile e replicabile nel tempo, permettendo di lavorare con maggiore autonomia, senza dipendere da un tool che produce testi casuali.


Se senti che la tua comunicazione con l'AI sta andando in una direzione troppo uniforme, può essere utile fare il punto su cosa stai dando in pasto al modello e su quanto del tuo punto di vista arrivi davvero nei testi finali.

Con la mia esperienza posso aiutarti a creare un metodo di lavoro costruito su di te che sfrutta le potenzialità dell'AI senza far diventare la tua comunicazione troppo robotica.