Basta piani editoriali che durano 2 settimane. Scopri come applicare il metodo Agile alla tua comunicazione per un piano editoriale sostenibile e su misura.

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Ti è mai capitato di creare un piano editoriale bellissimo, con grafiche super, copy curati nei dettagli e una frequenza di pubblicazione quotidiana, ma abbandonarlo dopo due settimane?

Ma non è colpa tua, è colpa del piano.

I piani editoriali che vedi nei tutorial online sono spesso pensati per team di marketing con risorse dedicate, non per le aziende di medie dimensioni o i professionisti che dedicano alla comunicazione un'ora a settimana tra un cliente e l'altro. Prima di essere perfetto, quindi, un piano editoriale deve essere utile e funzionare davvero per la tua realtà. Vediamo insieme come costruire un piano editoriale su misura e soprattutto sostenibile nel tempo.

Perché il tuo piano editoriale non funziona

Prima di costruire qualcosa di nuovo, vale la pena fermarsi a capire perché il piano editoriale che hai fatto seguendo il guru di turno con te non funziona.

Con tutta probabilità il problema numero uno è la frequenza irrealistica. "Pubblico ogni giorno" è un obiettivo che sembra ambizioso e motivante, che porta sicuramente risultati, ma che nella pratica diventa fonte di stress. La conseguenza? Dopo 10 giorni lo abbandoni e torni nell'oblio di chi non comunica il suo valore.

Poi c'è da considerare il problema dei contenuti pensati troppo in anticipo: un piano rigido su tre mesi non tiene conto delle stagionalità, dei cambi di priorità, di quello che succede nel settore e, quando è il momento di pubblicare, quello che avevi pianificato è obsoleto e resta nel cassetto.

Infine il punto più sottovalutato è la mancanza di un metodo di lavoro.

Un piano editoriale non è solo un calendario. È un processo di comunicazione: da dove arrivano le idee? Chi le approva? Dove si scrivono? Come si pubblicano? Senza un flusso chiaro, ogni singolo contenuto diventa una decisione presa da zero, che ti ruba energie e che salta nel momento in cui la tua attività principale richieste la tua attenzione.

Il vero problema: la comunicazione waterfall

Nel mondo dello sviluppo software esiste da decenni un approccio chiamato Waterfall: pianifichi tutto dall'inizio, definisci ogni dettaglio, poi esegui in sequenza senza deviare. Funziona bene quando i requisiti sono stabili e prevedibili, cioè quasi mai, nella realtà.

Quando costruisci un piano editoriale rigido su tre mesi, stai facendo esattamente la stessa cosa: stai scommettendo che il mondo, il tuo settore, il tuo pubblico e la tua agenda rimarranno identici per tutta la durata del piano. E sai già com'è andata a finire.

La risposta ai metodi Waterfall si chiama Agile: un insieme di metodologie basate su cicli brevi, feedback continui e adattamento costante. Il principio fondante è semplice: consegnare valore in modo incrementale, imparare da ogni iterazione, aggiustare la rotta invece di seguire ciecamente un piano costruito mesi prima.

Applicato alla comunicazione, questo cambio di prospettiva è rivoluzionario. Smetti di trattare il tuo piano editoriale come un contratto immutabile e inizi a trattarlo come uno strumento vivo, che si adatta alla tua realtà.

Il piano editoriale Agile

Pensare a un piano editoriale flessibile e sostenibile, significa progettarlo con le metodologie Agile dove prima di procedere con la creazione del piano editoriale lavori nel backlog.

Il backlog è una lista ordinata di tutto ciò che potrebbe essere fatto, non tutto ciò che verrà davvero fatto. Applicato al piano editoriale, il backlog diventa il tuo archivio di idee: un posto dove catturi spunti, domande dei clienti, articoli che ti hanno ispirato, temi stagionali, argomenti che vuoi approfondire. Ogni volta che devi produrre un contenuto, vai nel backlog, scegli l'idea più pertinente in quel momento, e lavori su quella in modo mirato, pubblicandola entro una settimana, due al massimo. Questo ti permette di avere un piano editoriale aggiornato e che va davvero online, senza farti investire risorse in qualcosa che viene abbandonato in un cassetto.

Per esempio, una commercialista con cui ho lavorato aveva un backlog in una nota sul telefono e a conti fatti era la lista di ogni domanda di un cliente. Queste domande, al momento opportuno, venivano inserite nel piano editoriale e diventavano contenutiche diventava automaticamente un potenziale contenuto. In tre mesi non ha mai dovuto pensare "di cosa scrivo oggi?" ma neppure investire nel trasformare idee in contenuti che non venivano pubblicate

Un altro aspetto fondamentale del metodo Agile è poi lo sprint, un periodo di lavoro pianificato che dura un paio di settimane. All'inizio di ogni sprint, prendi dal backlog un numero di contenuti realisticamente producibile, non quello che vorresti produrre in un mondo ideale, ma quello che sai di riuscire a produrre.

Questo approccio risolve in un colpo solo il problema della rigidità e quello della frequenza irrealistica. Se questa settimana hai un cliente urgente, riduci la quantità di contenuti. Se hai più tempo del solito, aggiungi un contenuto extra. È il piano editoriale che si adatta a te, non il contrario. Così facendo hai la certezza di investire solo sulla produzione di contenuti che diventano concreti, tieni alta la motivazione e riesci a dare davvero un contributo alla tua presenza online.

Il metodo che funziona: partire dalla realtà, non dall'ideale

Ora che hai consapevolezza di quanto puoi davvero fare e il tuo focus è passato da "quanti contenuti dovrei pubblicare?" a "quanti contenuti riesco a produrre con costanza, senza impazzire?". Puoi dedicarti alla parte operativa, ma con qualche accortezza:

1 - Scegli uno o due canali, non dieci

La dispersione è il nemico della costanza. Scegli il canale dove si trova il tuo pubblico e dove ti senti più a tuo agio a comunicare. Per la maggior parte dei professionisti e delle PMI italiane, LinkedIn e Instagram sono un buon punto di partenza, ma non devi essere qui per forza. Scegli il canale più adatto al tuo caso specifico, crea un profilo e comunica con constanza. Meglio uno solo curato che cinque profili fantasma.

2 - Definisci i tuoi pillar

I pillar sono le macro-categorie tematiche attorno a cui ruotano i tuoi contenuti. Per un consulente di marketing, per esempio, potrebbero essere: consigli pratici, dietro le quinte del lavoro, case study, domande frequenti dei clienti, aggiornamenti del settore.

Avere 3-4 pillar ti aiuta a non restare mai a corto di idee e a mantenere una voce coerente nel tempo, senza divagare e senza perdere di vista l'obiettivo della tua strategia comunicativa. Ogni volta che devi creare un contenuto, scegli un pillar e parti da lì per non impazzire e per dare una direzione univoca alla tua presenza online.

3 - Fissa un appuntamento settimanale con i tuoi contenuti

Questo è un consiglio che sembra banale ma che fa davvero la differenza.

Ogni settimana metti in agenda un blocco di tempo dedicato alla comunicazione. Un'ora o due in base ai tuo impegni e alla quantità di contenuti che riesci a realizare.

Quell'appuntamento non si sposta, non si delega, non si salta.

Questo rituale settimanale ti aiuta a smettere di aspettare "il momento giusto" che non arriva mai, ma darti un tempo ben preciso per gestire la comunicazione e rispettare finalmente il tuo piano editoriale.

4- Crea un sistema minimo

C'è un'ultima cosa da tenere a mente quando crei un piano editoriale: non hai bisogno di strumenti costosi o complessi per fare un buon lavoro. 

Puoi gestire tutto con Notion, un foglio Google o anche solo con carta e penna. L'importante è che il sistema esista e che tu lo usa davvero nella quotidianità.

Un errore comune è attendere di avere mille tool prima di iniziare. In Agile si chiama paralisi da pianificazione: il momento in cui la costruzione del metodo diventa un alibi per non produrre. Inizia con il minimo indispensabile: un posto per le idee, un ciclo settimanale di lavoro, un processo snello di produzione contenuti. La tua comunicazione migliora lavorandoci, non prima! 


La tua comunicazione sta davvero lavorando per te, o stai ancora aspettando il momento giusto per iniziare?

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